Tu sei qui

Fobia, affettività, desideri repressi
angela bianco

Fobia, affettività e desideri repressi

Fobia, affettività e desideri repressi

Riassunto

 

In questo lavoro è illustrato, attraverso la risoluzione di un caso clinico, un metodo per la risoluzione di una fobia anche molto radicata nel tempo basato sull’integrazione di differenti tecniche psicoterapeutiche e di diverse ipotesi di lavoro.

Il paziente fobico è trattato esaminando e correggendo sia i suoi schemi relazionali disfunzionali (spesso alla radice dell’esigenza di spostare l’angoscia su un oggetto o una situazione fobica), che agendo direttamente sul sintomo fobico attraverso tecniche cognitivo-comportamentali e sedute d’ipnosi.

A livello relazionale si può guidare il paziente verso la realizzazione di una maggiore autonomia e affrancamento verso le relazioni significative della propria vita, poiché spesso il fobico è troppo invischiato in relazioni dove sacrifica troppo sé stesso ed i propri bisogni in virtù di una regola di vita trasmessa dalla cultura genitoriale. Gli schemi relazionali rivolti al sacrificio di sé e del dovere fanno poi perdere di vista i propri bisogni creando un conflitto inconscio che trova espressione nel disagio provato verso l’oggetto fobico. Sedute d’ipnosi intervengono a differenti livelli: sono un’ancora da riutilizzare per rilassarsi durante gli stati d’angoscia e intervengono sulla rielaborazione inconscia di blocchi e conflitti che frenano il processo di guarigione.

Infine tramite l’utilizzo di un diario da compilare durante le esposizioni in vivo allo stimolo fobico ci si concentra anche verso il monitoraggio dei pensieri disfunzionali che sono spesso alla base di reazioni di paura e di angoscia.

FOBIA, AFFETTIVITA’ E DESIDERI REPRESSI: UN CASO CLINICO.

 

INTRODUZIONE

Il termine fobia (dal greco φόβος, phóbos, "panico, paura") indica un'irrazionale e persistente paura e repulsione di certe situazioni, oggetti, attività, animali o persone, che può, nei casi più gravi, limitare l'autonomia del soggetto ma che non rappresenta un reale pericolo per la persona

Il sintomo principale di questo disturbo è l'irrefrenabile desiderio di evitare l'oggetto che incute timore.

Pur essendo spesso legata, apparentemente, a un oggetto o una situazione concreta, il contenuto psicologico che è alla base della fobia non coincide con quell'oggetto o quella situazione che svolge semplicemente il ruolo di motivazione occasionale della crisi fobica.

Freud affermava che l’ansia del fobico nasce da un conflitto rimosso, cioè da quelle situazioni in cui una persona ha difficoltà ad affrontare un conflitto che è eliminato dalla coscienza e spostato su qualcosa di meno penoso da sostenere e da accettare.

La fobia, infatti, è ciò che spinge a evitare il conflitto e ad affrontarlo.

A livello relazionale la fobia potrebbe essere intesa come l’espressione conflittuale nei confronti dell’affrancamento e della ricerca dell’autonomia dalle figure genitoriali e dalle persone significative della nostra esistenza.

La fobia blocca l’individuo in una condizione infantile caratterizzata dal timore d’agire.

La persona fobica solitamente evita la novità e vive sopraffatto dal senso di colpa, quando accenna all’idea d’indipendenza da persone e situazioni importanti della sua esistenza.

L’individuo fobico ha subito per lungo tempo situazioni repressive dalla propria prima infanzia e ha scarsa consapevolezza di come funziona la sua corporeità e la sua dimensione emotiva.

Teme l’espressione della propria istintualità e corporeità perché bollato da un’energica autorità genitoriale passata o presente, difficile da sradicare.

La fobia ha lo scopo di negare le emozioni, l’istintualità e la spontaneità che vengono sostituiti da schemi rigidi di comportamento che in modo paradossale sembrano più facili da fronteggiare.

I significati simbolici della fobia rimandano a desideri repressi dall’ambiente familiare o il divieto di esprimere una volontà diversa da quelle delle figure genitoriali. Chi vive nella nevrosi fobica ignora come funziona il suo corpo e come si sviluppano le emozioni; teme la propria impulsività e l'espressione dell'istinto; i genitori hanno marcato in lui una potente autorità che è difficile e penoso estirpare. Attraverso la fobia vengono negate l'affettività e le emozioni, l'istinto e la spontaneità; tutti questi sentimenti vengono sostituiti da rigidi schemi "paura / non paura" che, paradossalmente, sembrano al fobico, più facili da affrontare.
Esaminando più da vicino il significato delle fobie, riscontriamo in esse dei significati simbolici che, in maniera spesso indiretta e deformata, richiamano o un desiderio represso dall'ambiente familiare o la proibizione di esprimere una propria volontà diversa da quella dei genitori. Alle volte sembra che nella fobia si mescolino desiderio, divieto e punizione in modo tale da rendere la vita dell’individuo fobico assolutamente instabile, precaria e confusa soprattutto sotto l’aspetto affettivo.

Se si vuole superare questa forma estrema di paura occorre affrontarla perché quando ciò accade, noi la priviamo del potere che le abbiamo conferito accettando che essa è una creazione della nostra immaginazione la cui genesi è da ricercarsi nella repressione infantile di desideri che non avremmo dovuto “sentire” e che rendendoci consapevoli per averli provati, nella loro disapprovazione genitoriale e non solo, non ci consentono di poterli agire e vivere rendendoci passivi e schiavi del volere altrui.

L'individuo fobico non può sottrarsi volontariamente alla sua paura, sebbene il suo insight sia sufficientemente buono da rendersi conto dell'irrazionalità e della sproporzionalità di questo vissuto, che permane per un determinato periodo di tempo e definisce un disadattamento del soggetto al suo ambiente.

 

ROSA E LA FOBIA DELL’ASCENSORE.

UNA PANORAMICA SUL RAPPORTO DI ROSA IN AMBITO FAMIGLIARE.

Rosa, 60 anni, si presenta con un problema da risolvere ormai consolidato: la paura di prendere l’ascensore.

Dopo aver tentato di risolverla tramite due psicoterapie senza esito positivo, giunge a me per un ulteriore tentativo. Si mostra molto desiderosa di superare questa paura anche a causa di un problema alle ginocchia e per evitare complicazione doveva limitarsi nel salire le scale E’ una signora loquace e molto agitata, in passato era stata in cura per depressione tramite psicofarmaci.

Mi racconta della sua infanzia, in cui lei “insegnava” alla mamma a cucinare, a tener in ordine la casa “poiché la mamma non era poi molto precisa e dedita alle faccende di casa, mentre lei aveva imparato le faccende di casa grazie agli insegnamenti di sua nonna”. Descrive la sua famiglia come una “gabbia di pazzi”, in cui non c’era differenziazione tra i ruoli genitoriali e quelli dei figli; spesso  i figli  assumevano il ruolo di “genitori” o li sostituivano nelle loro funzioni. Mi sorprende di non riuscire ad avere un’immagine precisa di Rosa durante il periodo infantile,avevo la sensazione che non l’avesse mai vissuto e che fosse stata da sempre un’ adulta.

Il suo primo amore, cioè il suo attuale marito era stato per lei davvero molto difficile da gestire, poiché il fratello e i genitori le impedivano di uscire da sola con lui e di frequentarlo liberamente. Lei però, durante le sue uscite furtive, rimase incinta di lui e dunque si sposarono. Rosa mi descrive l’evento come liberatorio per lei perché “finalmente riuscì ad allontanarsi da casa e a coltivare l’amore che nutriva per quell’uomo”.

Mi descrive comunque una vita trascorsa tra diversi tipi di fobie.

Da piccola aveva la fobia dei medici e scappava via quando era in procinto delle visite, fobie dei prelievi di sangue, claustrofobia, fobia delle scale mobili, tutte parzialmente superate; ma solo una era rimasta intatta: la fobia dell’ascensore. Durante una seduta d’ipnosi regressiva, identifichiamo come evento traumatico importante il giorno in cui da piccola dovette togliere le tonsille. I genitori le raccontarono che doveva andare a una semplice visita di controllo, ma purtroppo lei si ritrovò intrappolata di fronte ad un medico che le tolse rapidamente le tonsille e lei provò molto dolore ma anche terrore per il gesto inaspettato e non si permise mai di esprimere la propria rabbia e disapprovazione per quel gesto inaspettato. Ciò a mio parere venne vissuto come una vera e propria violenza che consolidò ancora di più  la sua corazza corporea ed emotiva.  

Per quanto riguarda la vita attuale mi parla dei suoi grandi problemi con la figlia, che lei aveva sempre cercato di educare secondo i propri canoni trovandosi poi di fronte un’adolescente molto ribelle. Proprio come i genitori si comportavano nei suoi confronti, Rosa limitava parecchio la libertà della figlia ed anche lei come la mamma si trovò di fronte alla necessità di sposarsi perché incinta del fidanzato. Il marito non era stato mai gradito ai genitori che vedevano la loro figlia come una sua vittima indifesa che l’aveva portata via da loro, facendole anche cambiare città.

Emerge un comportamento ansioso ed invischiante nei confronti della figlia: Rosa ha difficoltà a distaccarsi da lei, desidera che torni a vivere vicino a loro, vuole sapere tutto di lei, cosa fa durante la giornata, i suoi problemi  e se la figlia non le da una risposta soddisfacente rimane in forte ansia. Tutta la sua esistenza ruotava intorno ai pensieri e alle preoccupazioni sulla figlia e i nipoti, agli impegni di cura presi nei riguardi dei propri genitori e del marito, e alla trascuratezza e al disinteresse del marito nei suoi confronti. Sembra non esserci spazio per sé stessa: la sua vita è in funzione degli altri e sebbene in pensione trascorre le sue giornate in casa in preda all’ansia ed alla preoccupazione, non si dedica ad hobby e addirittura la ricerca di qualcosa per sé le sembra quasi essere un “tradimento verso gli altri, poiché toglierebbe del tempo alle occupazioni dedicate ai propri famigliari”. Durante le sedute emerse comunque il carattere difficile della figlia e di come in molte situazioni non si era poi rivelata tanto una vittima ma una collaboratrice del marito.

Rosa inizia gradualmente a vedere la realtà più chiaramente e inizia ad esprimere tutta la sua rabbia nei confronti della figlia che la manipola, di marito che è molto assente e verso una situazione generale in cui lei doveva prendersi cura di tutti, genitori e suoceri compresi dimenticando sé stessa.

 

 ESERCIZI DI ESPOSIZIONE.

Impostiamo degli esercizi di esposizione all’ascensore in cui gradualmente Rosa doveva avvicinarsi alle sue paure affrontandole una alla volta. Espongo di seguito i diversi step degli esercizi:

1 – Sostare di fronte ad un ascensore e guardare le porte che si aprono e si chiudono, successivamente immaginare di entrarci dentro.

2- entrare nell’ascensore per qualche secondo e scappare fuori prima che si chiudano le porte.

3 permanere all’interno dell’ascensore qualche minuto in più gradualmente, mantenendo le porte aperte.

4 salire o scendere di un piano, aumentando poi gradualmente il tempo di permanenza.

Si passa da uno step al successivo solo se il precedente è stato completamente realizzato.

 

IPNOSI E TECNICHE DI RILASSAMENTO.

Utilizzo l’ipnosi per esporla a livello immaginativo alle 4 tappe degli esercizi di esposizione.

Ciò l’aiuterà poi ad affrontare meglio gli esercizi reali.

Durante le sedute d’ipnosi la induco a immaginare l’ascensore come qualcosa di bello, luminoso, pieno di specchi, associandolo a immagini allegre e rilassanti. Queste immagini verrano poi riutilizzate e ancorate quando Rosa si troverà ad entrare all’interno dell’ascensore.

Inoltre con l’ipnosi affrontiamo anche diverse problematiche relazionali e di pensiero.

Ad esempio Rosa inizia a visualizzare i suoi pensieri irrazionali e paurosi come detti da un diavoletto, mentre quelli distensivi e razionali sono immaginati suggeriti da un angioletto. Ciò la aiuta a prendere distanza dai propri pensieri, a contestarli e a ironizzarli.

 

PENSIERI FOBICI E RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA

Rosa descrive la propria fobia dovuta a pensieri claustrofobici: ogni volta che vede un ascensore ha paura che si blocchi e che lei rimanga chiusa “in quella scatola senza avere vie d’uscita.

Ha paura che in preda all’angoscia, durante il viaggio in ascensore, potrebbe dire ingiurie o fare cose pazze di cui si pentirebbe poiché imbarazzanti e sconvenienti. Inoltre quando va in ascensore ha paura che gli altri la osservino costantemente. In tal caso è evidente una persistente paura del giudizio altrui.

Teme di svenire, di soffocare poiché in passato durante le sue crisi di panico in ascensore sentiva il suo cuore impazzire, non riusciva a respirare, aveva paura di perdere il controllo.

Analizziamo insieme l’irrazionalità dei suoi pensieri e di come l’abbiano condizionata nel tempo confrontandoli con la reale esperienza che dimostra il contrario di ciò che lei teme.  Se io evito l’ascensore per paura che si blocchi perché poi non evito tante altre situazioni ben più pericolose che ogni giorno devo affrontare? (guidare l’auto, attraversare la strada, prendere l’autobus…) quando faccio queste azioni quotidiane le affronto serenamente; perché non mi fermo lì a pensare cosa potrebbe succedere di talmente pericoloso prima di compierle?

Inoltre per la paura del giudizio altrui le assegno i seguenti compiti da integrare con gli esercizi di esposizione:

-          Premere il tasto d’avvio dell’ascensore e poi fermarsi di fronte alle porte che si aprono e si chiudono senza entrare. Rosa dovrà eseguire il compito comportamentale in un luogo affollato, affrontando la sua “paura di sembrare stupida” (cito le parole di Rosa) ed esaminare se le persone che entrano ed escono sono pronte a guardare se Rosa entra oppure no in ascensore. Rosa si accorge che in effetti nessuno la nota e che se qualcuno la notasse dopo poco ritornerebbe a pensare ai fatti suoi.

-           

Procedo poi con un training psicoeducativo sull’ansia, facendole capire che le sue reazioni somatiche sono normali reazioni che nascono da un’iperattivazione ansiosa e che l’unico sistema per combattere l’ansia è quello di affrontarla permettendosi di viverla nella sua intensità,  altrimenti la sua ansia crescerà proprio in relazione alla paura crescente di perdere il suo controllo mentale e corporeo. Il paradosso è quello di vivere l’angoscia all’interno dell’ascensore, di lasciarla andare, di sperimentarla e pian piano notare come questa diminuirà.

Le insegno esercizi di respirazione e di visualizzazione da fare ogni giorno e da mettere in pratica durante i suoi momenti d’ansia più o meno quotidiani. Questi esercizi potrebbero poi tornarle utili quando dovrà affrontare l’angoscia paralizzante dell’ascensore.

Inizia a svolgere i compiti comportamentali di esposizione in maniera ossessiva, con piccoli miglioramenti. Durante le ferie (momento in cui poteva concedersi qualcosa perché giustificata dal dover andare in vacanza col marito) durante una giornata serena, in compagnia di amici a lei simpatici, prende la funivia più volte e fa delle saune e idromassaggi (solitamente aveva crisi d’ansia in questi luoghi chiusi e caldi). E’ molto felice e durante le sedute esprime tutta la sua gioia nel continuare ad applicarsi nel vincere la sua più grossa fobia, finchè un giorno sembra crollare tutto, si demoralizza perché non riesce a tollerare l’ansia dell’ascensore, si arrabbia con sé stessa per la sua incapacità. Ricolleghiamo il suo stato d’animo a delle nuove preoccupazioni sulla figlia a causa di problematiche recenti e inizio a lavorare più decisamente ad elaborare una visione più realistica della figlia, ormai donna e madre che voleva allontanarsi dall’invasività della famiglia d’origine, anche se con difficoltà. Si presenta sempre più agitata alle sedute, non riusciva più a concludere nulla. Finchè dopo alcune sue allusioni sulla responsabilità del terapeuta e sulle sue precedenti terapie concluse male, le dico che se purtroppo si rimane impantanati sempre nello stesso punto meglio interrompere. In tal caso ho ascoltato il mio intuito che in quel momento mi suggeriva che quella era la strada da percorrere. Lei rimase per un attimo stupita, non sapeva cosa dire. Colsi l’attimo per concederle ancora del tempo, ma in questo caso lei acquisì una nuova consapevolezza poiché capì finalmente che il tempo non poteva essere sprecato in lamentele e pensieri inconcludenti. Durante la seduta successiva, pur avendomi parlato molto del marito mi confessa che circa tre anni fa l’aveva tradita con una sua amica in maniera molto subdola. Questo ricordo lo vive con dolore e mi confessa di aver preso gli antidepressivi proprio per superare questo dolore. Il marito era sempre stato descritto come un tipo pieno d’impegni, l’esatto contrario di lei, che stava sempre in compagnia e tendeva a trascurarla preferendo gli amici a lei. Egli l’aveva sempre incoraggiata a superare le sue diverse fobie, anche con tentativi grossolani, e solo in questo caso sembrava non tirarsi indietro di fronte alla possibilità di aiutare la moglie in queste imprese. La incoraggiai a coinvolgere ancora di più il marito, il suo sguardo manifestava un amore per lui come suppongo lo avesse da appena sposata. Il marito iniziò ad accompagnarla ai diversi esercizi di esposizione finché un giorno la spinge dentro l’ascensore, lei chiude gli occhi impaurita e lui entra dentro abbracciandola (lo sguardo di Rosa nel raccontarmi questa vicenda  era simile a quello di una ragazzina innamorata). Durante gli esercizi successivi il marito continuò con gli abbracci in ascenore e Rosa inizia riavvicinarsi a lui colmando il suo immenso bisogno di tenerezze e di amore, allentando la corazza rigida e dura che mostrava all’esterno. Decidiamo  i far venire qualche minuto in seduta il marito, lei si mostrava molto entusiasta nel farmelo conoscere. Durante la seduta il  marito di Rosa mi confessa che l’ascensore era stato un motivo di riavvicinamento dopo tanta freddezza a causa del suo tradimento e scoppia in lacrime, lacrime liberatorie ma anche di commozione per aver finalmente ritrovato la moglie. Rosa rimaneva sempre rigida e dura ma aveva sorrisi diversi che le illuminavano il viso, anche il suo sguardo inizia a cambiare. Finalmente autorizza sé stessa a chiedere aiuto agli altri e a manifestare il suo bisogno d’affetto e a rendersi conto che ciò non equivaleva a togliere qualcosa ai propri cari. Rosa dopo essere riuscita in quest’impresa, mi comunica con uno sguardo luminoso e pieno di gioia che finalmente si sentiva diversa, cambiata. Aveva inziato ad uscire di casa, a coltivare dei propri interessi ed aveva un gran desiderio di fare, di sperimentare nuove attività. Si sentiva felice, l’avevano notato anche i suoi nipotini e i suoi familiari che era cambiata, che si comportava in maniera diversa e ne erano meravigliati e felici.

CONCLUSIONI.

Dietro una paura fobica e irrazionale si nascondeva in tal caso un reale bisogno di contatto fisico, di affetto e di eros. L’abbraccio in ascensore, chiave di volta per il superamento della fobia, cambiò totalmente Rosa che si ritrovò ad esprimere liberamente un suo lato represso e soffocato chissà da quanti anni. Il superamento della fobia si associò poi ad un cambiamento di stile di vita e soprattutto ad un cambiamento espressivo e gestuale. Rosa che inizialmente si presentava rigida, contratta agitata e rabbiosa, alla fine della terapia mostrava una luce diversa nello sguardo ed un sorriso aperto e disponibile. Nel vederla così cambiata ho capito che non servivano delle parole per analizzare se c’era stata una svolta nella sua vita; bastava solo guardarla per afferrare tutto ciò che c’era da capire.

 

Chi siamo

Chi siamo

  
Attività

Attività

  
Articoli

Articoli

  
Contenuti

Contenuti

  

Condividi sui tuoi Social:



,
()

Calendario

Corso base di Autostima

FUMO E DIPENDENZE: USO TERAPEUTICO DELL'IPNOSI CLINICA

L’IPNOSI NEL TRATTAMENTO DEL FUMO E DELLE DIPENDENZE

Un laboratorio esperenziale

L’immaginario e il simbolico nei DCA - ECM 17.4

Il disagio degli anziani e dei familiari

Disturbi psichiatrici comuni e sottosoglia: utilizzo possibile dell'ipnosi - ECM 17.4

Amore non fa rima con dolore

Corso di Training Autogeno

Gioco d'Azzardo Patologico (GAP)

Un caso in corso di trattamento col metodo dell'uso delle immagini d'arte

Trattamento di un caso

Corso sull'accompagnamento alla gravidanza e preparazione al parto in Ipnosi

Corso Disturbi Psichiatrici Comuni e Sotto Soglia Possibile utilizzo dell’Ipnosi clinica (IC)

IV Convegno Immagine-Emozione

Laboratorio di musicoterapia

Corso di psicoterapia neo-Ericksoniana e Ipnosi Clinica

Teatro della spontaneità

La Fiaba. Un racconto antico, una terapia moderna?

Corso Fumo e Dipendenze. Uso terapeutico dell’Ipnosi Clinica

Corso sull’ipnosi in gravidanza e parto

Seminario base sulle applicazioni dell'ipnosi in campo medico-assisteziale

III Convegno Immagine Emozione IL CORPO DELLA VERGOGNA

4° SEMINARIO della COMUNICAZIONE

Seminario di Costellazioni Familiari

Rilassamento profondo guidato

Laboratorio le immagini dell'immaginario

Il Risveglio del Corpo

SEMINARIO DI SESSUOLOGIA

Corso di Massaggio Infantile

Fobia, affettività e desideri repressi

Corso di Psicoterapia Neo-Ericksoniana ed Ipnosi Clinica

 

Quoziente Emotivo

© Associazione Culturale QE Academy • Sede legale Via Ruggi Giuseppe 10 • 40137 Bologna (BO) • C.F. e P. iva C.F. 91385130371 • Tutti i diritti riservati